giovedì 5 febbraio 2009

Musica Jazz e Violino - Il violinista Stephane Grappellì

Grappellì e il violino jazz


Oggi cominciamo a parlare delle "altre frontiere" del violino, in particolare del violino applicato allo swing, e al jazz più in generale. Chiunque associ le parole “swing” e “violino” non può sicuramente omettere “Parigi” e il grande “Stephane Grappellì”. Possiamo affermare infatti che l' intera storia del violino jazz sia nata cresciuta e sviluppata in Francia. Possiamo senza ombra di dubbio parlare della “scuola francese del violino Jazz”. In particolare riferendoci a Grappellì individuiamo uno stile musicale che è composto dall' unione dello swing con la musica zingara (portata dalle comunità nomadi) battezzata col nome di “Manouche”.
Per quanto riguarda il violino jazz oltre alla conoscenza degli standard, dell' armonia e dell' improvvisazione (in tutte le sue chiavi e possibilità) possiamo parlare di un vero e proprio “colpo d'arco dello swing” che vede oggettivamente Grappellì come grande (il più grande) “caposcuola”. Creatore di uno stile che ha generato violinisti di fama mondiale ed un vero e proprio “pensiero jazz” del violino. Stephane Grappellì nasce nel 1908 in francia da padre italiano (Ernesto Grappelli)e da madre francese.Il suo approccio al violino fu da autodidatta con l' aoito iniziale del padre,in seguito frequento il conservatorio di Parigi senza però concludere gli stuodi. Gran parte della sua carriera sarà caratterizzata dal connubio con un altro grande jazzista, il famoso chitarrista Django Reinheart con cui inciderà un' innumerevole quantità di musica. Dalla coppia Reinheart Grappellì si formò il grande “Quintette du Hot Club de France” che fu considerata per molti anni il miglior gruppo jazz europeo. Stephane collaborò con i più grandi jazzisti americani, nomi del calibro di: Denny Wright, Diz Disley, Martin Taylor, Bucky Pizzarelli, Duke Ellington, Oscar Peterson, Earl Hines, Giuseppe (Joe) Venuti, Barney Kessel, Gary Burton, Michel Petrucciani e David Grisman, incide addirittura con i Pink Floid nel famosissimo album “Wish You Were Here”.Un' altra simpatica e duratura collaborazione l' avrà con il grande violinista Yehudi Menuhin, in cui per la prima volta, due mondi completamente diversi si incontrano (potete trovare dei video molto interessanti su youtube a riguardo). Grappellì si spegnerà dodici anni fa, nel 1997 passando alla storia come grande jazzista alla stregua di altri grandi come Joe Venuti. Quello che mi colpisce di questo grande artista è la serenità, l'allegria, la leggerezza con cui si esprime, vero cultore di una musica soave, senza accademismi, ma ricca di una grande profondità, di un intelletto che solo i “grandi” possono avere, una grandissima dote violinistica colorata da un pensiero musicale finissimo che ha portato questo fantastico “nonnino” a suonare sino al ultimo respiro di vita senza mai variare il suo talento, la sua energia. Quando ascolto o vedo Grappellì nelle sue ultime incisioni, la prima cosa che mi salta all' occhio è la gioia di un uomo di ottant' anni che si esprime, suona felicemente con la stessa energia di un ventenne ( o meglio dei suoi vent' anni!) questa forse è la vera essenza dell' “Uomo” e del “Artista”, Stephane Grappellì.







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