martedì 20 ottobre 2009

Curiosità - Il Violino nella Pittura del '900

 Un affascinante viaggio nella pittura del '900. Il post che Aida Laterza dedica a ViolinistiNet è un bellissimo viaggio tra famose tele. L' arte che avvalora se stessa. Il Violino come forza creativa dei  più grandi artisti contemporanei. 



Il violino nella pittura
di Aida Laterza




Il violino, il suo fascino misterioso e le sue linee sinuose, ha ispirato decine di menti creative. Mi riferisco ad artisti che hanno scelto come strumento di comunicazione la pittura, forma d’arte per eccellenza.
Quale miglior artista per intraprendere questo breve viaggio di relazione, tra la pittura e il violino, se non Marc Chagall?
Sin dall’infanzia Chagall vive un’autentica passione per la musica, poiché strettamente connessa ai riti della comunità hassidico-ebraica di Vitebsk, cui la sua famiglia faceva parte.
Era enormemente attratto dai canti, dalle danze, dalla musica dei kletzmerim, i musicisti ebrei, che deliziavano feste o cerimonie religiose. Scrive nella sua autobiografia: “Diventerò cantante, diventerò cantore. Entrerò al Conservatorio”, così il giovanissimo Chagall prese lezioni elementari di canto da un vecchio precettore.
Inoltre vicino a casa sua abitava un violinista…

  “Durante il giorno faceva il commesso presso un mercante di ferramenta, la sera insegnava il violino. Io strimpellavo qualcosa. Qualsiasi cosa fosse, o comunque suonassi, lui diceva sempre, battendo il tempo con lo stivale: Ammirevole! E io pensavo: Diventerò violinista, entrerò al Conservatorio”


Invece divenne pittore: “La pittura mi era necessaria come il pane. Mi sembrava come una finestra da cui avrei potuto fuggire, evadere in un altro mondo…”

L’immagine del violinista è sì un frammento del suo vissuto, ma soprattutto una figura-chiave del suo linguaggio figurativo, del suo modo pittorico lirico e visionario, intrisa di densi valori simbolici.
Nel 1920 fu incaricato di decorare la nuova sala del Teatro Ebraico a Mosca. Come figura allegorica della musica scelse un violinista, molto simile a quello che avrebbe dipinto tre anni dopo (Il violinista verde). Il violinista sul tetto fonde due personaggi della storia di Chagall: lo zio musicista e il nonno che di tanto in tanto scorgevano “arrampicato sul tetto a sgranocchiar carote”. L’ubicazione eccentrica lo fa diventare un vero e proprio archetipo, il capostipite, l’emblema di tutti i violinisti che compariranno da qui in poi nei suoi dipinti. La posizione in bilico sull’apice del tetto evoca la precarietà economica e sociale dei kletzmerim, molti erano costretti a condurre una vita grama e difficile e a esercitare altre professioni per sopravvivere.D’altra parte questa stessa precarietà, questo trovarsi sempre “in bilico” si può estendere a tutto il popolo ebraico. In Liberazione (1952, Trittico Resistenza, Resurrezione, Liberazione) la figura dominante che si erge dal centro rosso è quella del violinista, cui è affidato il compito di esprimere gioia e luce attraverso la musica del suo strumento…“forme sonore come suoni”, scrisse Chagall. La gioia cromatica che inonda il dipinto sembra sprigionarsi dal violino stesso, magico strumento che suona, con i colori, un inno all'amore e all'arte.

Altro artista è Fernando Botero. "Violino sulla sedia" è sì una natura morta ma in versione “large”. L’artista colombiano dilata il violino fino a renderlo panciuto, tondeggiante, irreale, per godere appieno del colore. Persino l’ombreggiatura nei suoi dipinti è assente per non sporcare l'idea del colore che vuole trasmettere.Violino sulla sedia, 2000.

"Il Violinista" del 1998 si contrappone all'umana simpatia boteriana ricchissima di colore. Il soggetto, che quasi si confonde con lo sfondo scuro, appare austero, sobrio.


E ancora… come non parlare di Georges Braque, massimo esponente del Cubismo. Le nature morte sono state il tema privilegiato di quest’artista e, più in generale, hanno caratterizzato il primo periodo del Cubismo (Cubismo Analitico).

In Violino e brocca, del 1910, si evince l’assoluta libertà di Braque nell’uso della pittura. Il violino così scomposto e sfaccettato, fuso con lo sfondo, in totale assenza di prospettiva, sembra essere costituito da “piccoli cubi”. E’ affascinante notare come il frutto di questa innovativa ricerca apra inevitabilmente la strada verso l’Arte Astratta.


Mi piace chiudere questo breve viaggio, attorno ad un tema che meriterebbe ben altre stesure,  con  una talentuosa artista viennese, dall’impronta espressionista, Ilse Sanftl e il suo Stardivari-L’Anima dell’Arte. In questa tela traspare, in modo molto forte, quasi violento nel tratto, un mondo e una passione che attingono dalla mente.  Il violino, quasi fuso con lo sfondo, appare pervaso dal vento. L’artista sembra voglia evidenziare in questo modo l’immaterialità della musica. Sanftl ama tradurre il sentimento in una pittura poeticamente sfuggente.“I quadri sono come delle tappe della mia vita… sono un viaggio immaginario nel mio mondo interiore, attingono alle mie avventure oniriche, sono i miei stati d’animo”…dice Ilse.


 Con questa immagine, dal respiro intenso e impalpabile al tempo stesso, vi lascio a bearvi di cotanta meraviglia.



P.s
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