Storia

Origini

Non è possibile stabilire con esattezza da quale strumento, tra gli antichissimi che conosciamo, sia derivato il violino, e se esso sia di origine europea od orientale, poiché le varie teorie in proposito sono fondate su semplici ipotesi. Se osservando un violino come oggi è costruito, si può essere indotti a prima vista a ricercarne il capostipite in uno strumento a forma composta, cioè a tavola e dorso paralleli (come l' attuale chitarra) la logica ce ne suggerisce, come prototipo, uno  forma semplice con dorso rigonfio (come il mandolino); infatti, per esempio, una canna, la metà di una noce di cocco, il guscio di una tartaruga, sembrano i più adatti materiali offerti dalla natura per costruire facilmente i primitivi strumenti che intendiamo considerare come i lontani antenati del violino, quali:

Il Nefer egiziano
Il Ravanastron indiano
La Lira greca

Enumerando e descrivendo gli strumenti più antichi, li distinguiamo in due gruppi: gli orientali e i settentrionali


Orientali

Nefer, Ravanastron, Omerti, Urhsien, R'jnn, Kemangek a gouz, Lyra greca, Rebab arabo (tunisino e algerino), Sarok











  Settentrionali
Cruth, Rota, Lira (pagana, rusticana, mendicorum), Giga, Pouchette, Rubeca, Gross-geigen e Klein-geigen.












Antenati diretti


Viélla

Perfezionamento del Cruth a manico libero e della Rota. anche la primitiva viélla, aveva quasi la forma della moderna viola: a fondo piatto, poteva esser tenuta sotto il mento; il numero delle corde variava da due a sei corde, la viélla a cinque corde venne modificata alla fine del tredicesimo secolo: si arrotondò il ponticello e si praticarono leggere incavature ai fianchi della cassa per evitare che l' arco fregasse sui bordi, oltre che sulle corde. Le indicazioni delle note che troviamo sulla tastiera di una viélla del quattordicesimo secolo si fanno più frequenti a partire dal quindicesimo secolo.




Viola
 
La viola è da considerarsi come il perfezionamento della Viélla. Nelle viole grandi e piccole, la cassa di risonanza era piatta e le fasce giravano intorno alle tavole, incavate ai lati a forma ci "C" apertissimi. Ai due lati del ponticello, all' altezza delle incavature laterali il piano presentava due perforazioni, generalmente a forma di "C" opposti. Come nella viélla ad arco, troviamo sulla tastiera le indicazioni delle note, che andarono, col perfezionarsi della tecnica dei sonatori, scomparendo. Il riccio si orno talora di teste scolpite di donne e di animali. Le viole, asseconda delle dimensioni, del numero delle corde e della posizione in cui venivano tenute per l' esecuzione. Dirette antenate del violino sono:


  Viola da braccio
Viola da spalla
Viola d'amore
   Dessus de viole


Violino
Il violino trova dunque, al principio del sedicesimo secolo, il suo ascendente diretto nella numerosa famiglia delle viole, mentre a quell' epoca il termine "violino" comincia a comparire nei documenti:
M.A. Rossi rammenta M. Francesco da Firenze "violinista del 1462", ma la parola  "violino"(benché Lanfranco, nella sua opera "Scintille di musica del 1533 parli di "violette" e di "violoni"  non compare in Italia che nel 1962 .







L' Arco

L' invenzione e l' uso dell' arco possono essere attribuiti al bisogno di imitare la voce umana, di sostenerne il suono e di eseguire una melodia: per raggiungere questi effetti l' arco può essere nato indifferentemente in oriente o in occidente. La sua  evoluzione morfologica può essere seguita solo tramite lo studio delle iconografie antiche e dei pochi esemplari a noi pervenuti. Al tempo di Corelli si otteneva la tensione dei crini premendoli con il pollice contro la bacchetta, o interponendo le dita tra crini e bacchetta, o facendo scorrere il tallone in su e in giù con un rudimentale apparecchio di filo di  ferro. Tartini ne perfezionò la costruzione raddrizzando la bacchetta e adottando la forma ottagonale al tallone. Francesco Tourte (1747-1835) lo ridusse allo stato attuale, seguendo le indicazioni di Viotti. Secondo Untersteiner la vite fu introdotta soltanto al principio del secolo diciottesimo. Francesco Tourte, dopo molti tentativi con diversi legni, diede la preferenza al legno di Pernambuco.